Non è te che aspettavo, di Fabien Toulmé

Bao Publishing, 2018 256 pagine, 20,00€

Trama: Fabien Toulmé è diventato padre di una bambina Down. Dall’istante in cui l’ha saputo, ha lottato contro se stesso per accettare questo fatto, e quando sua figlia è nata si è dovuto reinventare per accettarla e accettarsi. E un giorno ha deciso di scrivere e disegnare questo libro, toccante e lieve, per spiegare la sua trasformazione, il suo percorso di accettazione. Fabien Toulmé è diventato fumettista per amore di sua figlia. Per raccontare quell’amore.

 

Intorno alla disabilità c’è spesso uno scontro tra due linee di narrazione

Da un lato c’è chi minimizza, chi vorrebbe nascondere la disabilità e chi ne è portatore, in particolare ai bambini. Chi mette tutto sotto al tappeto, in sostanza. Dall’altro, ci sono i troppo compassionevoli, troppo attenti al politically correct – anche se questa linea spesso riesce a essere più offensiva della prima, incredibilmente –  che hanno una visione dei disabili come non-persone, che si aspettano da un disabile di essere sempre super sensibile, empatico e compassionevole, e nel caso specifico della trisomia 21 di eterni bambini… Questi sono quelli che si scandalizzano se un parente ammette la difficoltà o certi pensieri amari riguardo alla sua situazione familiare, oppure se si delle necessità sessuali dei portatori di handicap adulti.

Entrambe questi modi di relazionarsi con la disabilità sono per motivi diversi terrificanti, e credo che in mezzo si trovino le persone, reali e vere. Toulmé credo che a molti risulterà illeggibile o inaccettabile perché è impensabile un padre che ammette di aver impiegato mesi, dopo la nascita della sua bambina, a considerarla tale o a volerle bene, anche se la bambina fosse nata con un impeccabile pacchetto cromosomico, figuriamoci con una bambina disabile.

Mostro!, gli diranno in molti.

Invece l’autore è onesto, e racconta la sua esperienza umana, con i suoi limiti, i suoi difetti, le domande, le paure e le angosce che la nascita e l’accettazione della sua seconda figlia hanno comportato. La sua esperienza è particolare perché fino alla nascita di Julia (anzi, fino a qualche giorno dopo) i medici hanno sempre escluso che la bambina potesse essere affetta dalla trisomia 21, che il padre ha sempre vissuto come un’ansia: ansia che cresce fine all’apice durante i primi giorni di vita della bambina, in cui è sicuro che ci sia qualcosa che non vada e medici e infermieri negano, e che sono raccontati in maniera lucida, trasmettendo un’angoscia terrificante.

Sarebbe stato diverso se fossero stati “preparati” (per quanto questa parola sia sensata in questo contesto)? Fabien fa capire che se lo avesse saputo prima probabilmente avrebbe optato per un aborto, e anche in questo caso immagino i benpensanti criticarlo, ma l’esperienza di Fabien è umana e va capita, accettata senza giudizi.

Avrebbe potuto nascondersi, avrebbe potuto nicchiare (o proprio non scriverlo questo fumetto, alla fine), invece sceglie di mettersi a nudo ed esporsi a delle critiche anche cattive per trasmettere la sua esperienza e contribuire, nel suo piccolo, ad alzare un velo su cosa voglia dire diventare genitori di una bambina con la sindrome di Down nel XXI secolo. 

Emotivamente è una lettura impegnativa, ma ugualmente (o a maggior ragione) da non perdere.

 

 

 

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