Chi ha paura di Bianca Pitzorno?

Cominciare bene l’anno nuovo con nuove accuse di libri gender, rivolte a un’autrice pluripremiata e amata da generazioni intere di lettori come è Bianca Pitzorno, la scrittrice sarda che da più di quarant’anni incanta grandi e piccini con i suoi racconti e romanzi spesso legati alle tematiche sull’ingiustizia sociale e sui diritti delle donne.

Eppure, proprio nel 40° anniversario della sua prima uscita, in Trentino viene messo in discussione uno dei suoi libri più famosi, Extraterrestre alla pari, accusato di generare confusione nei bambini.

Cosa contiene di pericoloso, questo libro consigliato alle quarte elementari?

Al centro del romanzo c’è Mo, un piccolo alieno del pianeta Deneb, che partecipa a un programma di scambio con la Terra che dovrebbe durare 10 anni (il tempo necessario perché i due pianeti si riallineino), un’esperienza che dovrebbe essere formativa e arricchente. All’arrivo sulla Terra, però, i genitori adottivi sono in difficoltà nel non sapere se Mo, che ripeto, è un alieno, sia un maschio o una femmina, e i genitori di Deneb decidono di acconsentire a fare dei test psicologici e fisici per verificare il sesso. Mo nel frattempo vive un giorno da maschio uno da femmina, e ha modo di verificare come i comportamenti nei suoi riguardi e quelli pretesi dalla sua persona siano diversi a seconda del genere: per un periodo secondo lo psicologo è un maschio, dunque cameretta dipinta di blu, giochi avventurosi e sport, una certa libertà di azione ma costrizione nell’esprimere i sentimenti… Quando i medici però stabiliscono che sia una femmina, la vita di Mo viene resettata: arredamento diverso, obbligo ad aiutare nelle faccende, molta più repressione nelle azioni e nel linguaggio… Mo, senza parole per tutto ciò, approfitta di un’occasione imprevista per tornare prima di quanto concordato sul suo pianeta natale, e porta la cuginetta terrestre e le amiche umane con sé, per dare loro l’occasione di vivere liberamente senza costrizioni sociali per una cosa che non dipende da loro.

Ora, a mio avviso, se ci trovate un invito alla disforia di genere (ma poi invito in che senso?), dovete togliervi gli occhiali deformanti che state indossando. Questo libro è un invito a riflettere sui costrutti sociali che circondano maschi e femmine nella società contemporanea, che poi è il campo di ricerca dei gender studies. Lo consiglio a tutti i bambini, proponendo poi spazi per ragionare insieme se loro e i loro fratelli o sorelle sono trattati in maniera diversa, oppure tra compagni di classe. È una lettura piacevole e divertente, con quei guizzi che sono tipici dello stile della Pitzorno, che analizza il mondo con una schiettezza impressionante ma sempre tagliata sull’età di riferimento dei suoi romanzi.

Prima di questo romanzo era stato accusato Ascolta il mio cuore, che credo molte ragazze citeranno con nostalgia tra i libri preferiti dell’infanzia. Il reato di questo romanzo? Questa è ancora più bella: si buttano a mare 73 capitoli di pura meraviglia narrativa perché Prisca, la protagonista, in una discussione con il fratello maggiore dice che vuole cambiare sesso. Analizziamo la scena: Prisca annuncia che vuole fare il torero, il fratello la prende in giro perché è un lavoro esclusivamente maschile, e lei ribatte candidamente che allora cambierà sesso pur di realizzare il suo sogno (cosa che conosce perché con la sua migliore amica, Elisa, ha sfogliato delle riviste mediche a casa di quest’ultima e ha scoperto che all’estero è stato fatto un cambio di sesso, e lo zio medico di Elisa ha risposto serenamente alle loro domande anziché glissare). Ma esclusivamente dopo aver dato alla luce diciassette figli, eh! Così, un romanzo meraviglioso, dedicato all’innocenza dell’infanzia che si scontra con l’ingiustizia sociale e al tentativo di risolverla in maniera fantasiosa, viene scartato per la frase assurda di una bambina di dieci anni che sta litigando con il fratello. In 300 e passa pagine dedicate a tre bambine coraggiose, che affrontano un’insegnante crudele e classista che si accanisce sulle due compagne povere e ripetenti, “ree” di rovinarle l’alto livello della classe, tutto ciò che passa è… boh, non saprei neanche come definirla, un’esagerazione.

L’idea che un piccolo lettore o lettrice non possa conoscere Prisca, Elisa e Rosalba per due righe, per altro una battuta ridicola, spezza veramente il cuore. E speriamo che certe forze politiche non scoprano Tornatrás, un romanzo che parla di razzismo e di manipolazione delle immagini e dell’informazione per costruirsi un consenso politico…

Libro Più sarà sempre fiera di vendere questi e tutti gli altri titoli di Bianca Pitzorno, “colpevoli” di parlare francamente di discriminazione, di ingiustizia, e di offrire storie emozionanti e piene di divertimento ma che fanno riflettere grandi e piccini. La consigliamo con calore e speriamo che rimanga una lettura amatissima anche per la prossima generazione di lettori, malgrado i pregiudizi di alcuni.