Otto mesi a Ghazzah Street

È stato strano leggere questo libro, più che mai in questi giorni (è giusto di ieri 27 settembre l’annuncio che in Arabia Saudita sarà finalmente concesso alle donne – con il consenso del tutore maschile, ben inteso), ma in generale è un romanzo che genera angoscia per vari motivi. Intendiamoci, è un’angoscia che fa riflettere e che secondo me è bene provare ogni tanto leggere, e che quindi consiglio. Però magari non leggetelo prima di andare a dormire, mettiamola così.

Il primo motivo è che il romanzo è basato sulle esperienze autobiografiche dell’autrice, che negli anni ‘80, dopo un periodo felice passato in Botswana, si trasferisce con il marito in Arabia Saudita dove lui ha ottenuto un lavoro con uno stipendio così vergognosamente alto che è stato impossibile dire di no, esattamente come capita alla protagonista del libro.
 
Ed è questo il motivo per cui tutte le situazioni di stress, di ansia, di paura, ma anche di noia e di “inutilità” che Frances, voce narrante e protagonista, si trova a vivere... sono terribilmente credibili. Sarà facile immedesimarsi in lei e provare angoscia per le circostanze che lei subisce. La cosa tremenda è che lei stessa vuole ma non vuole andare via, per un bel pezzo del libro, perché concorda sul fatto che il marito non debba sprecare un’occasione simile. Anche se lei muore di noia e di inettitudine semplicemente perché è donna.
 
La sua colpa è essere una donna, infatti, per di più occidentale e sul biondo, che quindi va doppiamente tutelata perché chissà cosa le potrebbe succedere per strada. Tanto che i primi tempi il marito la chiude a chiave in casa, perché così si fa. L’altra sua colpa è non adeguarsi al tedio e al ruolo della moglie come tutti, vicini arabi e colleghi e mogli di colleghi occidentali, si aspetterebbero. Sei una moglie? Benissimo: bada alla casa, fai la spesa (con tuo marito, che da sola è pericoloso e comunque non sta bene), prepara da mangiare, vai ogni tanto a fare shopping a spendere i soldi da lui sudati, vai a fare visite dividendoti l’auto con autista della ditta con le altre mogli (che, vorrai usare il bus o peggio, andare a piedi?!). Se ancora ti annoi, fatti mettere incinta, che i figli riempiono la giornata come nient’altro.
 
Scommetto che avete già la pelle d’oca.
 

Continua a leggere
Chiudi il menu
Vai alla barra degli strumenti